Ernesto

Codigoro

Domani la casa sarebbe stata rumorosa e di nuovo piena di vita. Per stasera eravamo solo noi due, Ernesto ed io. Giacendo lì con lui, il suo fetido fiato sulla mia faccia, non potei fare a meno di pensare alla nostra prima notte insieme di tanti anni fa quando l'avevo portato a casa dal canile, un cucciolino che piagnucolava in cerca della mamma. Ricordavo come avevo trasportato la sua scatola in camera mia e il modo in cui ci eravamo addormentati insieme, il mio braccio che penzolava dalla sponda del letto per confortarlo. Otto anni dopo, eccoci qui, tuttora inseparabili. Pensavo alla sua infanzia e alla sua adolescenza, ai divani ridotti a brandelli e ai materassi masticati, alle fantastiche passeggiate lungo il Po di Volano e ai balli guancia a guancia con lo stereo a tutto volume. Pensavo agli oggetti trangugiati, ai libretti di assegni rubati e ai dolci momenti di empatia cane-uomo. Per lo più pensavo a che buono e fedele compagno era stato in tutti quegli anni. Con un compagno così non sarebbe potuto che essere un fantastico viaggio!