Robin Williams

Castel Maggiore

È il 1996 e all'attore arriva in mano una sceneggiatura da parte di Francis Ford Coppola, che l'aveva ricevuta dal produttore Harvey Weinstein - già, proprio lui. Williams si accorse subito di ciò che aveva tra le mani, tanto da rispondere a Coppola, dopo averla letta, con solo un breve messaggio: "Chi sono questi ragazzi?!". Quei ragazzi erano Matt Damon e Ben Affleck, i quali dichiararono mesi dopo che il primo giorno di riprese scoppiarono in lacrime: si girava una scena in cui recitavano Stellan Skarsgård e Robin Williams e i due attori stavano interpretando le battute che loro avevano scritto ormai 5 anni prima: il sogno era diventato realtà. Robin Williams come suo solito aggiunse alcune cose improvvisando sul set; la più famosa è sicuramente la scena in cui racconta al giovane Will, interpretato da Matt Damon, che la moglie aveva qualche problemino con... le scoregge. Gus Van Sant stava girando la scena con più cineprese in contemporanea e nel film si può vedere non solo l'incontrollabile risata scoppiata a Matt Damon, che stava letteralmente rimanendo senza fiato dal ridere perché non aveva idea di cosa avrebbe detto Williams, ma anche la ripresa che a un certo punto traballa un po'. Questo è perché anche il cameraman in quel momento iniziò a ridere senza controllarsi, con il risultato di far vibrare la macchina da presa. Il film fece ottenere a Robin Williams il suo primo Oscar, come Migliore Attore non Protagonista, dopo 3 nomination da Protagonista rimaste tali: nel 1988 per Good Morning, Vietnam (vinse Michael Douglas per Wall Street), nel 1990 per L'Attimo Fuggente (vinse Daniel Day-Lewis per Il Mio Piede Sinistro) e nel 1992 per La Leggenda del re pescatore (vinse Anthony Hopkins per Il Silenzio degli Innocenti).“Se ti chiedessi sull’arte probabilmente mi citeresti tutti i libri di arte mai scritti… Michelangelo. Sai tante cose su di lui: le sue opere, le aspirazioni politiche, lui e il Papa, le sue tendenze sessuali, tutto quanto vero? Ma scommetto che non sai dirmi che odore c’è nella Cappella Sistina. Non sei mai stato lì con la testa rivolta verso quel bellissimo soffitto… Mai visto. Se ti chiedessi sulle donne, probabilmente mi faresti un compendio sulle tue preferenze, potrai perfino aver scopato qualche volta… ma non sai dirmi che cosa si prova a risvegliarsi accanto a una donna e sentirsi veramente felici. Sei uno tosto. E se ti chiedessi sulla guerra probabilmente mi getteresti Shakespeare in faccia eh? “Ancora una volta sulla breccia, cari amici!”… ma non ne hai mai sfiorata una. Non hai mai tenuto in grembo la testa del tuo migliore amico vedendolo esalare l’ultimo respiro mentre con lo sguardo chiede aiuto. Se ti chiedessi sull’amore probabilmente mi diresti un sonetto. Ma guardando una donna non sei mai stato del tutto vulnerabile… non ne conosci una che ti risollevi con gli occhi, sentendo che Dio ha mandato un angelo sulla terra solo per te, per salvarti dagli abissi dell’Inferno. Non sai cosa si prova ad essere il suo angelo, avere tanto amore per lei, vicino a lei per sempre, in ogni circostanza, incluso il cancro. Non sai cosa si prova a dormire su una sedia d’ospedale per due mesi tenendole la mano, perché i dottori vedano nei tuoi occhi che il termine “orario delle visite” non si applica a te. Non sai cos’è la vera perdita, perché questa si verifica solo quando ami una cosa più di quanto ami te stesso: dubito che tu abbia mai osato amare qualcuno a tal punto. Io ti guardo, e non vedo un uomo intelligente, sicuro di sé, vedo un bulletto che si caga sotto dalla paura. Ma sei un genio, Will, chi lo nega questo. Nessuno può comprendere ciò che hai nel profondo. Ma tu hai la pretesa di sapere tutto di me perché hai visto un mio dipinto e hai fatto a pezzi la mia vita del cazzo. Sei orfano giusto? Credi che io riesca a inquadrare quanto sia stata difficile la tua vita, cosa provi, chi sei, perché ho letto Oliver Twist? Basta questo ad incasellarti? Personalmente, me ne strafrego di tutto questo, perché, sai una cosa, non c’è niente che possa imparare da te che non legga in qualche libro del cazzo. A meno che tu non voglia parlare di te. Di chi sei. Allora la cosa mi affascina. Ci sto. Ma tu non vuoi farlo… vero, campione? Sei terrorizzato da quello che diresti. … A te la mossa, capo.“